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Dove caricare il carrello elevatore elettrico?

come caricare carrello elevatore elettrico

Caricare il carrello elevatore elettrico quali accortezze avere? In questo breve articolo abbiamo raccolto alcune domande che ci vengono poste frequentemente riguardo la zona e le modalità di ricarica delle batterie dei carrelli elevatori elettrici

Chiunque possieda un muletto dotato di batteria al piombo, deve tener conto delle varie normative per poter operare in sicurezza. Questo non solo per non incorrere in sanzioni, ma anche per salvaguardare la salute dei lavoratori. Nei libretti d’uso e manutenzione vengono indicate tutte le corrette operazioni di gestione del vostro mezzo, quelle segnalate dal costruttore stesso. 

Tutte le nozioni che andremo a elencare si riferiscono in particolar modo alle batterie al piombo, le altre tipologie come ad esempio a litio o gel non necessitano di tutte queste accortezze. 

Iniziamo quindi con le domande:

Dove è corretto caricare il carrello elevatore elettrico?

È necessario destinare una zona di ricarica apposita la quale dovrebbe essere preferibilmente all’aperto, sotto una tettoia. Nel caso in cui questo non sia possibile, va predisposta una zona di ricarica al chiuso, dotata di impianto per il ricambio dell’aria. Si raccomanda inoltre che non vengano introdotte nell’area fonti di scintille, proprio per evitare incendi. Fondamentale per il luogo di ricarica è che i soccorsi o il pronto intervento abbiano una via diretta per accedervi. 

Perché la zona di carica deve avere queste caratteristiche specifiche?

Le batterie al piombo, durante la fase di carica rilasciano una miscela di ossigeno e di idrogeno che rende l’area circostante altamente esplosiva. Proprio per questo motivo, e secondo le norme CEI, è importante che la zona designata sia all’aperto o sia adeguatamente arieggiata.

A quale normativa far riferimento in particolar modo?

La norma CEI EN 62485-3:2016 si occupa di definire quali specifiche devono essere adottate nella zona di ricarica, per poter essere definita in regola. I punti riguardano in particolare quante postazioni di carica possono essere create e la loro disposizione, il tutto definito in base al numero di carrelli elevatori e le condizioni del luogo.

Quando deve essere inserita l’acqua nelle batterie?

Questa è la domanda che ci viene posta più spesso. L’acqua deve essere inserita dopo la ricarica se si tratta di una batteria dove viene spesso rabboccata o perlomeno ogni qualvolta sia necessario. Invece, se ci troviamo davanti una batteria a cui non viene mai effettuata questa operazione, è possibile inserire prima della ricarica poca acqua (una quantità tale da coprire almeno le piastre dell’elemento) onde evitare che le parti si rovinino. Una volta completata l’operazione di ricarica potrà essere inserita tutta l’acqua necessaria al raggiungimento del livello corretto.

Quali sono gli errori più frequenti?

Prima della ricarica

1. È importante controllare bene di star caricando correttamente la batteria e che la presa collegata al caricabatterie non sia quella del carrello elevatore stesso.

2. I cavi devono essere in buono stato e non privi di protezione proprio per evitare corti circuiti.

3. Non controllare il livello degli elettroliti.

Dopo la ricarica

Una volta completati la ricarica e il rabbocco, è fondamentale verificare che la batteria nella parte superiore non sia umida, così da evitare corti circuiti.

Vuoi sapere come aumentare la vita della tua batteria? Clicca qui.

A cosa serve la polvere assorbente e quanta ne devo possedere?

La polvere assorbente ha la funzione di assorbire completamente la perdita di acido dalle batterie e di rendere nuovamente il luogo sicuro. La capacità di assorbenza e neutralizzazione dell’acido dipende dalla marca della polvere e solitamente il coefficiente viene riportato sulla confezione. In dipendenza dal numero di batterie presenti all’interno del proprio stabilimento viene stabilita la quantità di polvere da dover detenere pronta all’uso. È necessario sostituire la polvere ogni qualvolta questa abbia superato la data di scadenza imposta dalle normative vigenti in materia di sicurezza (solitamente 5 anni). 

Vuoi saperne di più? Consulta il nostro articolo sulla polvere assorbente cliccando qui.

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La manutenzione programmata dei sollevatori

La manutenzione programmata

In questo breve articolo cercheremo di sintetizzare il più possibile come essere in linea con le disposizioni legislative in materia di manutenzione dei propri sollevatori.

Prima di iniziare è bene specificare che sottoporre il proprio mezzo a controlli è importante per diversi motivi principali:

1. per essere in linea con le disposizioni e superare correttamente le verifiche da parte di un eventuale ente certificato, evitando di incorrere in sgradevoli sanzioni;

2. ridurre notevolmente i rischi per la sicurezza del lavoratore prevedendo incidenti dovuti all’usura del proprio sollevatore;

3. controllando periodicamente il proprio mezzo è possibile evitare che si formino grandi rotture di parti necessarie al funzionamento del macchinario e quindi diminuire i costi di intervento.

La seconda grande premessa di questo articolo è che per capire di quale manutenzione necessitino i propri sollevatori occorre distinguere fra:

  • immatricolazione e prima verifica, in caso in cui siano adibiti al sollevamento di persone o carichi sospesi. Più in generale tutte i mezzi presenti nell’allegato VII del D.Lgs 81/08.
  • le verifiche trimestrali, quando i sollevatori sono dotati di funi o catene. Sono fondamentali da effettuare ogni 3 mesi per controllare appieno lo stato delle catene e dei dispositivi di sicurezza. L’usura dei dispositivi di sollevamento infatti, non dipende dalla quantità di utilizzo, bensì dal tipo di lavoro che compiono. Una sola volta potrebbe bastare a compromettere l’allungamento delle catene.

Di quali sollevatori ci occuperemo?

Andiamo ora a vedere di quali tipologie di sollevatori analizzeremo:

1. carrelli elevatori

2. piattaforme

3. transpallet

4. gru

In linea generale però, qualsiasi tipologia di sollevatori, che sia dotato di un motore e abbia una portata superiore ai 200 kg deve essere sottoposto a un controllo periodico.

Carrelli elevatori

I carrelli elevatori possono essere sottoposti a diverse tipologie di controlli da effettuare:

Prima di ogni turno

Prima di ogni turno e prima di ogni utilizzo il carrellista deve controllare che il mezzo sia in regola e in grado di operare in sicurezza. Tutto ciò che in questa fase deve essere analizzato è elencato all’interno del libretto d’uso e manutenzione fornito dal venditore.

Verifiche trimestrali

Ogni tre mesi le catene di cui i carrelli elevatori sono dotati necessitano di essere controllate poiché soggette a usura e quindi potrebbero causare problemi. Durante questa verifica devono essere analizzate le condizioni di tutti i dispositivi di sicurezza.

Come indicato dalla guida ISPESL le parti a cui prestare maggiore attenzione, in fase di controllo, sono:

1. catene

2. gomme

3. forche

4. sistemi ritenuta conducente

Chi può eseguire questi controlli sui carrelli elevatori?

Personale competente che abbia le conoscenze adeguate per individuare eventuali anomalie nelle strutture e nei componenti.

Vuoi informazioni più dettagliate? Leggi questo articolo!

Annualmente

I carrelli elevatori a braccio telescopico (Merlo)*, essendo sprovvisti di catene non sono da sottoporre a verifiche trimestrali, devono essere obbligatoriamente soggetti a una verifica annuale, da effettuare 30 giorni prima rispetto alla scadenza. Questa può essere realizzata unicamente tramite segnalazione all’INAIL. La frequenza di questo controllo viene stabilita dal D.Lgs 81/08. Inoltre, se le condizioni di lavoro del mezzo lo necessitano o vi sono indicazioni diverse nel libretto d’uso e manutenzione, possono essere anticipate le tempistiche di esecuzione del controllo.

Nell’atto pratico cosa andare a verificare durante questa operazione viene definito dalla linea guida ISPESL:

  • i dispositivi di sollevamento (come le forche, le catene);
  • accessori per la presa del carico (andando a segnalare di quale tipologia è dotato il mezzo);
  • motore, trasmissioni e freni;
  • posto di guida e comandi;
  • impianto elettrico;
  • sistema idraulico;
  • telaio.

*per carrello elevatore con braccio telescopico si intende un sollevatore dotato di un dispositivo di sollevamento a braccio idraulico a sviluppo telescopico, per lo spostamento di carichi pallettizzati o no.

Inoltre, i carrelli elevatori diesel dopo un quantitativo di ore di lavoro stabilito dal produttore necessitano anche di essere sottoposti a un tagliando. Questo controllo va ad analizzare il motore, in particolare i filtri di cui è composto e a sostituirli, proprio per prolungare la vita del motore oltre che essere in regola con le disposizioni legislative.

Nei muletti elettrici invece il tagliando si rende necessario solamente per quei mezzi molto datati nei quali devono essere cambiate delle parti, come ad esempio le spazzole al carbone dei motori elettrici.

Per un ulteriore approfondimento sul tagliando clicca qui!

Piattaforme aeree

Le piattaforme aeree sono incluse fra le attrezzature da dover essere sottoposte a controlli periodici, come indicato nell’allegato VII del D.Lgs 81/08. Questo tipo di sollevatori, non possiede delle catene ed è inoltre adibita al sollevamento delle persone, per questo la verifica delle varie componente va effettuata una volta l’anno o con più frequenza se così indicato dal costruttore.

Il datore di lavoro è tenuto a mettere in servizio la macchina, comunicandone il possesso all’INAIL. Il quale avvisato dal proprietario del mezzo deve predisporre la prima verifica, almeno 60 giorni prima del termine di scadenza.

Le verifiche periodiche, dopo l’esecuzione della prima devono essere effettuate annualmente, come previsto dal D.Lgs 81/08 e almeno 30 giorni prima rispetto al relativo termine. Non è detto che sia proprio l’INAIL a effettuare tale controllo, questi possono anche essere realizzati da soggetti privati abilitati, delegati dall’ente stesso.

Le successive verifiche invece possono essere eseguite da soggetti privati abilitati o dall’ASL oppure dall’Arpa, il tutto a discrezione del datore di lavoro.

Transpallet

Tale mezzo o attrezzatura rappresenta una questione spinosa.

Un transpallet può essere sottoposto a:

  • Verifiche trimestrali

Solo se in possesso di catene di sollevamento come accade per gli stoccatori, i quali essendo dotati di un dispositivo di sollevamento strutturato questo necessita di controlli più stringenti.

  • Controllo periodico

Da effettuare quando il transpallet non possiede catene ma è adibito al trasporto di persone o al sollevamento di materiali superiori ai 200 kg e di conseguenza, come tutte gli altri componenti di questa categoria, deve essere controllato annualmente per poterne verificare l’utilizzo in sicurezza.

Vuoi approfondire i vari tipi di transpallet? Clicca qui!

Gru

Nel caso delle gru prima di assegnare il controllo necessario è necessario chiedersi se dispongano o meno di funi.

Per le gru che possiedono dispositivi di sollevamento dotati di funi devono essere sottoposti ogni tre mesi a una verifica trimestrale, proprio per accertare che le stesse non siano usurate o mal funzionanti.

Rientrano in questa categoria le gru:

  • a monorotaie
  • a torre
  • su autocarro
  • a cavalletto
  • autogru

Le altre tipologie di questi sollevatori, non essendo in possesso di funi, dopo aver comunicato all’INAIL la messa in opera, annualmente devono effettuare un controllo atto a stabilire il loro corretto funzionamento. Importante ricordarsi di far controllare il proprio mezzo 30 giorni prima della scadenza annuale prestabilita.

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Transpallet, commissionatori e stoccatori: qual è la differenza?

Transpallet, commissionatore, stoccatore qual è la differenza

In gergo siamo abituati a non avere una definizione specifica di “transpallet”. La macro-categoria di quest’ultimo in realtà va ad accogliere tutte le tipologie che elencheremo di seguito. La terminologia che le distingue nasce in quanto ognuna di esse presenta delle caratteristiche diverse.

Andiamo quindi a scoprire con questo breve articolo quali sono le differenze fra:

  • transpallet
  • commissionatori
  • stoccatori

Transpallet

Il transpallet può essere considerato un’attrezzatura qualora non abbia l’operatore a bordo, cioè non sia comprensivo di sedile o pedana. Il funzionamento è dato dalla barra di trazione che collega il braccio alle ruote e si combina con l’azione di pompaggio (che può essere sia manuale che elettrica). Il bancale, per essere spostato, viene inforcato e trasportato in un altro punto grazie alla presenza di due forche.

Solitamente il transpallet viene impiegato nei magazzini, per spostare e scaricare merci dai camion. Inoltre, viene adoperato per qualsiasi attività che necessiti lo spostamento di bancali su brevi distanze.

In base alla tipologia dell’azione di pompaggio il transpallet può essere quindi manuale o elettrico.

Manuali

Vengono impiegati principalmente in attività che richiedono la movimentazione di piccoli quantitativi di merci ad esempio all’interno dei camion per via della loro leggerezza. Il transpallet manuale ha solitamente una capacità compresa fra i 1.000 kg e i 3.500 kg ed è dotato di un timone che ruota.

Elemento importante da valutare è che l’attrezzatura possegga una pompa idraulica che agevoli la durabilità del mezzo.

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Elettrici

Questa tipologia di attrezzatura è alimentata da una batteria elettrica la quale permette al transpallet sia la movimentazione che il sollevamento delle merci. Le caratteristiche di base sono molto simili a quelle dei transpallet manuali, una differenza è costituita da alcuni dispositivi e accorgimenti che ne attestino l’utilizzo in sicurezza (per esempio il pulsante di arresto automatico, ecc.).

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Commissionatori

Impiegato principalmente nei magazzini per preparare gli ordini, il commissionatore può essere considerato un miglioramento del classico transpallet.

Per via della sua potenza e delle sue dimensioni ridotte viene selezionato per lavorare in magazzini con piccoli corridoi.

Per poter essere considerato un commissionatore deve possedere 3 caratteristiche principali:

  • il timone in grado di ruotare a 180° per permettere all’operatore maggiore mobilità e accesso facilitato ai comandi;
  • le forche telescopiche così da poter preparare più di un ordine alla volta;
  • la pedana per accogliere l’operatore a bordo.

Inoltre, questi possono essere distinti in due gruppi: commissionatori orizzontali e verticali.

Commissionatore orizzontali

I commissionatori orizzontali si dividono a loro volta in due tipologie:

  • senza sollevamento della cabina da terra: movimenta le merci nel primo livello di stoccaggio ed è in grado di trasportare più di un pallet alla volta;
  • con sollevamento dell’operatore fino a 1.200 mm da terra circa: per prelevare i pallet fino al secondo livello.

Commissionatore verticali

I commissionatori verticali presentano componenti di sicurezza aggiuntive come la cabina di protezione e le barre anticaduta. Questi mezzi sono dotati anche di un motore di trazione, di una pompa idraulica. Inoltre, consentono di raggiungere un’altezza di sollevamento dai 1.200 mm circa ai 6.000 mm e oltre.

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Stoccatori

È una tipologia di mezzo che può essere inserita a metà tra un transpallet e un carrello elevatore retrattile*. La differenza con il transpallet in quanto attrezzatura è che questo viene dotato di un dispositivo di sollevamento più strutturato.

Gli stoccatori possono avere una pedana o un sedile così da accogliere l’operatore a bordo oppure non avere nessuna delle due dotazioni e il lavoratore è collocato a terra.

Le operazioni di magazzino nelle quali viene impiegato prevedono spazi ridotti (come corridoi stretti) e magazzini con scaffalature con quote limitate (per un massimo di 3.000 mm circa).

Solitamente gli stoccatori, proprio per la loro rigidità, sono impiegati in magazzini ben strutturati e dotati di meccanismi avanzati.

 *il carrello elevatore retrattile è un carrello con gruppo di sollevamento che si retrae lateralmente.

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Ad ogni sollevatore il suo attestato

ad ogni sollevatore il suo attestato

Qual è la domanda più gettonata con l’acquisto di un qualsiasi tipo di sollevatore: “È necessario un attestato per poter condurre il mezzo?”.

Chi per poter lavorare si trova a dover utilizzare un qualsiasi tipo di sollevatore almeno una volta si è posto il precedente quesito.

Il seguente articolo mira a chiarire questi dubbi e a poter fornire ulteriori informazioni riguardanti i corsi e i relativi esami.

Quale sollevatore ha bisogno di un attestato?

Per prima cosa andiamo a elencare quali tipologie di mezzi necessitano di un attestato di conduzione:

  1. carrello elevatore (semoventi a braccio telescopico, carrelli industriali semoventi, carrelli-sollevatori-elevatori semoventi telescopici rotativi);
  2. piattaforme di lavoro mobili elevabili;
  3. gru (a torre, mobile e per autocarro)*;
  4. macchine movimento terra (escavatori idraulici, escavatori a fune, pale caricatrici frontali, terne e autoribaltabile a cingoli)*.
*La Sciarra Lift attualmente offre corsi di formazioni per carrellisti e per piattaforme. Le informazioni relative al corso per gru e macchine movimento terra verranno trattate in un successivo articolo con data da destinarsi.

Analizzeremo nello specifico il corso e il relativo esame da sostenere per la conduzione dei carrelli elevatori e delle piattaforme di lavoro elevabili. Un caso particolare riguarda i transpallet elettrici che approfondiremo a parte.

Ancor prima di iniziare è bene specificare che l’attestato di conduzione verrà ritenuto valido solo se ottenuto tramite corso con ente certificato.

Inoltre, l’abilitazione deve essere rinnovata ogni 5 anni sostenendo l’apposito corso di aggiornamento.

L’attestato ha validità a livello europeo.

Carrello elevatore

Secondo l’art. 73 del D.Lgs. n 81/2008, l’utilizzo dei carrelli elevatori semoventi da parte dell’operatore è possibile solo se questi è in possesso delle adeguate abilitazioni.

Un operatore per potersi considerare abilitato deve aver necessariamente frequentato (per una durata superiore al 90% del monte ore) un corso suddiviso in due moduli uno teorico e uno pratico, inoltre per ognuna delle precedenti parti dovrà essere sostenuto un esame.

Al termine di tutto questo processo l’operatore avrà ottenuto il suo attestato di conduzione.

Parte teorica

Il corso inizierà con il modulo giuridico normativo il quale, dopo aver presentato il corso nella sua interezza, fornirà dei cenni di normativa generale in materia di sicurezza e igiene del lavoro con particolare riferimento alle leggi in materia di uso delle attrezzature di lavoro. Particolare attenzione verrà posta anche sulle responsabilità dell’operatore.

Il modulo tecnico prevede una prima parte dove vengono individuate le tipologie e le caratteristiche dei vari tipi di veicoli per il trasporto interno dai transpallet ai carrelli elevatori frontali. 

Sono poi analizzati i principali rischi connessi all’impiego di carrelli elevatori semoventi, come ad esempio la caduta del carico oppure il suo ribaltamento.

Importante in questo modulo è anche la parte dedicata ai sistemi di ricarica delle batterie, così che questi processi vengano svolti in sicurezza, non solo per l’operatore, ma anche per l’ambiente.

Vuoi scoprire qualcosa in più sul funzionamento delle batterie? Clicca qui.

Particolare attenzione è rivolta anche ai controlli e la manutenzione (giornaliera, periodica e trimestrale), accompagnata dal corretto utilizzo dei manuali d’uso e manutenzione.

Verifiche trimestrali? Clicca qui per scoprirne di più.

Fondamentali sono anche le nozioni elementari di fisica così da comprendere come valutare adeguatamente le condizioni di equilibrio del carico e del carrello elevatore stesso.

Una volta terminata la lezione pratica i corsisti dovranno svolgere una prova intermedia di verifica attraverso un questionario a risposta multipla. Il superamento della parte teorica avviene almeno con il 70% di risposte corrette.

Parte pratica

Il modulo pratico si suddivide in 3 sottosezioni dedite a ogni tipologia di carrello elevatore:

1. carrelli industriali semoventi;

2. carrelli semoventi a braccio telescopico;

3. carrelli-sollevatori-elevatori semoventi telescopici rotativi.

In tutti e 3 i casi per prima cosa gli istruttori spiegano i vari componenti del carrello elevatore e i vari dispositivi di sicurezza. Nella seconda parte vengono illustrate la manutenzione e le verifiche giornaliere e periodiche seguendo le linee guida del manuale d’uso del carrello elevatore. Infine, viene effettuata una prova di conduzione su di un percorso di prova per evidenziare le corrette manovre da effettuare con il carico e senza.

Per ognuno dei moduli pratici in sede di esame dovranno essere eseguite almeno due prove, ciascuna deve essere superata per considerare il candidato idoneo al superamento e all’acquisizione dell’attestato.

Prenotati sul nostro sito per il corso di questo tipo di sollevatore oppure contattaci allo 0861 700251.

Piattaforme di lavoro mobili elevabili

Per poter essere abilitati alla conduzione di questa tipologia di mezzi è necessario frequentare un corso teorico, uno pratico e poi sostenere i relativi esami.

Parte teorica

La parte teorica del corso è strutturata da:

Modulo giuridico normativo

Con il modulo giuridico normativo viene inizialmente analizzata la presentazione del corso e cenni in merito a igiene e sicurezza del lavoro. Un particolare riferimento a quali attrezzature dovrebbe utilizzare l’operatore in quota.

Modulo tecnico

In questa parte vengono elencate le varie tipologie di piattaforme come sollevatore e le loro caratteristiche generali, di quali componenti strutturali sono dotate e quali modalità devono essere adottate in modo da lavorare in sicurezza.

La valutazione della parte teorica consiste in una prova a risposta multipla, nella quale sarà necessario rispondere al 70% delle risposte esatte. Il superamento dell’esame consentirà il passaggio alle prove pratiche.

Parte pratica

La parte pratica mira a comprendere le varie componenti presenti, il loro utilizzo e tutti i controlli da effettuare prima di iniziare a lavorare con i mezzi. Viene posta particolare attenzione alle macro categorie in cui possono essere raggruppate le piattaforme ossia quelle che operano:

  • su stabilizzatori;
  • senza stabilizzatori;
  • sia con che senza stabilizzatori.

Al termine di ognuno dei precedenti moduli pratici avranno luogo prove pratiche di verifica finale, le quali consistono nell’esecuzione di almeno due prove pratiche per ogni tipologia elencata sopra.

Prenotati sul nostro sito per il corso oppure contattaci allo 0861 700251

Transpallet elettrici

Come precedentemente accennato un caso particolare è costituito dai transpallet elettrici i quali sono un sollevatore, ma non necessitano di un vero e proprio attestato di conduzione se considerati come attrezzatura.

All’operatore dovrà comunque essere fornita la formazione relativa alle caratteristiche basilari dell’attrezzatura dividendo il corso sempre in una parte teorica e una pratica. Particolare attenzione verrà posta sull’individuazione e prevenzione dei rischi collegati all’utilizzo di questo mezzo. Il corso deve avere una durata minima di 8 ore e potrà essere effettuato non solo dall’ente certificato, ma anche dal datore di lavoro stesso.

Un’ulteriore specifica va sottolineata per i transpallet con uomo a bordo, che invece non vengono considerati come attrezzatura e pertanto rientrano nella sezione della formazione dedicata ai carrelli elevatori.

La normativa a cui fare riferimento è l’art. 37 del D.Lgs. n81/2008 riguardo la formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti.

Qual è la differenza tra commissionatori, stoccatori e transpallet? Scoprila cliccando qui.

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La sicurezza del carrello elevatore: cosa non deve mancare?

La sicurezza del carrello elevatore cosa non deve mancare-min

Negli anni l’attenzione alla sicurezza del carrello elevatore ha avuto un notevole incremento. Questo per evitare sia la rottura del mezzo, sia gli incidenti gravosi a danno delle persone.

In funzione di quanto appena detto, di seguito abbiamo semplificato gli elementi di cui tenere conto:

  • possedere il corretto quantitativo di polvere assorbente;
  • far condurre i mezzi solo a personale autorizzato;
  • dotare il muletto di fari blu che ne indichino la presenza;
  • sottoporre il carrello elevatore alle verifiche trimestrali.

Andiamoli ora ad analizzare più nel dettaglio.

Polvere assorbente

In particolar modo nei carrelli elevatori elettrici, le batterie di cui sono dotati, possono incorrere in fuoriuscite di acido. Essendo questo altamente dannoso, la legge prevede un minimo di polvere assorbente da possedere pronta all’uso. Il quantitativo della polvere necessaria al completo assorbimento dell’acido varia in base alle caratteristiche della stessa ed è indicato sulla confezione.

Inoltre, per legge, un’azienda deve detenere un minimo di polvere che viene calcolato in base alla classificazione dell’impianto, la quale risulta dal numero di batterie presenti.

Il quantitativo necessario è stabilito al fine di poter sanificare una fuoriuscita pari al:

  • 50% dell’elettrolito presente nella batteria di maggiore contenuto per impianti piccoli (fino a 5 batterie);
  • 100% dell’elettrolito presente nella batteria di maggiore contenuto per impianti medi (fino a 20 batterie);
  • 200% dell’elettrolito presente nella batteria di maggiore contenuto per impianti grandi (oltre 20 batterie).

Attestato per condurre

Il così detto “patentino” è indispensabile per poter utilizzare il muletto. Infatti, questo è obbligatorio ai sensi del D.Lgs. 81 del 2008. Per ottenere questo documento è necessario frequentare un corso e sostenere un esame teorico e uno pratico.

È importante ottenere il patentino non solo a livello legislativo, ma anche per la sicurezza delle operazioni di lavoro che coinvolgono il carrello elevatore.

Inoltre, sottolineiamo che l’attestato per la conduzione del mezzo è personale e per tanto solo chi ha eseguito correttamente il corso può dirsi abilitato correttamente.

Fari blu

I fari blu proiettano a terra una luce che indica il passaggio del carrello elevatore. Questi vengono installati sulla cabina del muletto, sia anteriormente che posteriormente. In questo modo chi lavora nelle vicinanze di un carrello elevatore riesce a evitare più facilmente di trovarsi nella sua traiettoria. Non si tratta di dispositivi obbligatori a meno che questo non venga riportato sul manuale del mezzo oppure il carrello operi in ambienti con scarsa illuminazione. Nonostante questo vengono comunque caldamente consigliati.

Verifiche trimestrali

Il muletto è un mezzo fondamentale per alcune aziende e come qualsiasi altro veicolo o macchinario deve essere sottoposto a controlli continui. Le verifiche trimestrali diventano un importante strumento di diagnosi per valutare i vari dispositivi di sicurezza.

Le varie componenti del carrello elevatore per legge devono essere controllate periodicamente. In particolar modo le catene che devono essere sottoposte a controlli trimestrali.

Le verifiche trimestrali sono obbligatorie secondo il D.Lgs N°81/2008, oltre a essere un importante strumento di prevenzione. Grazie all’occhio esperto e qualificato di un tecnico è possibile individuare in anticipo eventuali problematiche ed evitare futuri danni del mezzo.

Per ulteriori dettagli riguardo le verifiche trimestrali clicca qui.

 Per qualsiasi dubbi non esitare a contattarci!

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Bando Isi- Inail 2020

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Vorresti acquistare un carrello elevatore nuovo? Con il bando Isi-Inail è semplice!

Questo bando permette di acquistare diverse tipologie di attrezzature nuove e di avviare progetti di riqualificazione al fine di migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il bando mette a disposizione un finanziamento a fondo perduto al 65% di contributo.

L’obiettivo inoltre è quello di incentivare le piccole e micro imprese a comperare nuovi macchinari che permettano di ridurre le emissioni inquinanti, migliorare la sostenibilità globale, ridurre il livello di rumorosità o i rischi di infortunio.

In particolare le spese finanziabili sono:

  • attrezzature, macchinari e dispositivi vari nuovi (ad esempio: carrelli elevatori fino a 25 quintali, piattaforme aeree, sollevatori telescopici, gru, merli, ragni, etc…);
  • pavimentazione;
  • impianti di aspirazione per gas, nebbie, fumi, vapori o polveri;
  • trattori o macchine agricole;
  • rimozione eternit.

Come puoi fare per acquistare il tuo carrello elevatore nuovo?

Una volta scelto il muletto adatto alle tue esigenze è necessario compilare la domanda online sul sito www.inail.it accedendo alla sezione ACCEDI AI SERVIZI ONLINE.

N.B. AGGIORNAMENTO: Per il bando di finanziamento ISI INAIL previsto per aprile/maggio 2020 (bando 2019) e del prossimo anno previsto per aprile/maggio 2021 (bando 2020) entro il 26 febbraio 2021 verranno rilasciate le linee guida e le regole tecniche per la compilazione delle domande on-line.

Rimaniamo a disposizione per eventuali chiarimenti al n. 0861700251 o al seguente indirizzo email: info@sciarralift.it

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Perché tagliando e verifiche trimestrali NON sono la stessa cosa?

TAGLIANDO CARRELLO ELEVATORE

Il tagliando e le verifiche trimestrali permettono di operare con il carrello elevatore in sicurezza e in linea con le disposizioni legislative.

Ovviamente si tratta di controlli differenti i quali si occupano di verificare la salute di componenti diverse del carrello elevatore e di conseguenza presentano scopi distinti.

Il tagliando, a differenza delle trimestrali, serve a controllare che i principali componenti del carrello elevatore non siano usurati così da prevenire la comparsa di problemi al motore.

I controlli trimestrali invece, hanno come obiettivo quello di valutare le condizioni dei dispositivi di sicurezza come ad esempio le catene o le funi.

Tagliando: Elettrici vs Diesel

È necessario per prima cosa fare una distinzione fra carrelli elevatori elettrici e diesel.

Elettrici:

I carrelli elevatori elettrici di vecchia generazione presentano componenti del motore, come le spazzole motore e i contatti, i quali devono essere controllati ed eventualmente sostituiti. Solitamente il periodo che dovrebbe intercorrere fra un tagliando e l’altro si basa sul monte delle ore di lavoro. Questo valore varia in base alle indicazioni che vengono fornite sul libretto di uso e manutenzione, anche se in media possiamo indicare che si dovrebbe effettuare ogni 500 ore di lavoro.

Diesel:

I muletti che possiedono un motore alimentato a diesel devono essere controllati tramite il tagliando in media ogni 250 ore di lavoro, le quali possono variare in base a:

  • sfruttamento eccessivo del mezzo;
  • indicazioni differenti sul libretto di uso e manutenzione;
  • luogo di lavoro eccessivamente esposto a polveri di vario genere.

Principalmente ciò che viene esaminato sono i filtri dell’olio motore, del carburante e dell’aria. Inoltre, si procede al cambio dell’olio motore.

Tutto questo è importante per la salute del motore del veicolo in quanto i residui che possono passare attraverso un filtro eccessivamente usurato possono compromettere il corretto funzionamento del mezzo stesso.

E se il carrello elevatore viene utilizzato in maniera ridotta?

Anche se il mezzo non viene sfruttato a pieno, quindi non raggiunge nel breve periodo il monte delle ore, è consigliabile effettuare il tagliando una volta all’anno, così da prevenire danni al motore. In questo modo è possibile avere sia un risparmio a livello di costi di manutenzione, agendo con anticipo, sia allungare la vita utile del carrello elevatore.

Per approfondire la questione delle verifiche trimestrali vi invitiamo a consultare l’articolo del nostro blog che parla proprio di questo: QUI.

RICORDATI DI INFORMARE IL TUO TECNICO SPECIALIZZATO QUANDO È ORA DI EFFETTUARE IL TAGLIANDO!

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CREDITO D’IMPOSTA 2020: quali le novità?

Credito d'imposta 2020

Fra le novità della legge di bilancio 2020 le imprese hanno dovuto dire addio all’iper e al super-ammortamento in vigore fino al 31/12/2019. Questi sono stati sostituiti dal “credito d’imposta”, il quale presenta delle percentuali distinte rispetto alle precedenti aliquote.

Quali le principali categorie?

Le due categorie principali sono rimaste le stesse, ossia gli investimenti finalizzati all’acquisto di beni strumentali e di beni immateriali nuovi. Proprio in base a questa suddivisione il credito d’imposta viene applicato con una percentuale differente:

  • 6% per beni strumentali nuovi diversi dalle categorie seguenti (fra cui i carrelli elevatori);
  • 15% per investimenti di software e beni immateriali;
  • 40% o 20% per investimenti che riguardano l’industria 4.0.

Gli investimenti devono essere finalizzati all’acquisto di beni strumentali e di beni immateriali nuovi. I beni usati non rientrano nell’agevolazione.

Il credito d’imposta negli investimenti 4.0

Per quanto riguarda l’acquisto di beni materiali innovativi che rientrano nel piano dell’industria 4.0, in base al tipo di investimento si hanno due aliquote:

  • fino a 2,5 milioni di euro si ha un credito d’imposta pari al 40%;
  • tra i 2,5 e i 10 milioni di euro viene applicato un credito d’imposta pari al 20%.

A differenza dell’iper-ammortamento il calcolo non è più valido per i beni che superano i 10 milioni di euro.

Ma quali sono i criteri da rispettare per accedere a queste agevolazioni?

  1. L’incentivo è dedicato solo ed esclusivamente alle imprese.
  2. Per investimenti superiori ai 300.000 euro è obbligatoria una perizia o un attestato di conformità.
  3. La consegna può essere effettuata entro 24 mesi.
  4. L’investimento viene recuperato in 5 anni, il quale viene detratto dalle imposte dell’azienda.
  5. L’acquisto di beni strumentali può essere effettuato dal 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2020. Risultano validi anche gli investimenti con un acconto pari al 20% dell’importo totale purché il bene venga consegnato entro il 30 giugno 2021 ed il totale venga saldato entro la stessa data.

Nello specifico come ci si regola per l’acquisto di un carrello elevatore?

Per esempio: comperando un carrello elevatore dotato di interconnessione, questo risponderà alle caratteristiche per accedere al credito d’imposta.

Dunque, indicando a titolo esemplificativo un prezzo di acquisto del bene corrispondente a 40.000 euro, si potrà accedere a un’aliquota del 40%, quindi si avrà una detrazione sulle tasse pari a 16.000 euro da suddividere in 5 anni.

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La polvere assorbente per la batteria del carrello elevatore

Polvere assorbente carrello elevatore

Se ti stai chiedendo a cosa serve la polvere assorbente, abbiamo noi una domanda per te.

Possiedi un carrello elevatore elettrico?

Nel caso in cui la tua risposta è sì sai che non accadono tutti giorni situazioni per cui si potrebbe verificare una fuoriuscita di acido della batteria, ma non sono neanche così rare.  

Di seguito elencheremo due tipiche circostanze:

Prima situazione:

Il cassone della batteria eccessivamente usurato potrebbe bucarsi e quindi perdere acido a terra.

Seconda situazione:

Nel caso in cui venga rabboccata l’acqua prima della ricarica, questa una volta surriscaldata, lascerà fuoriuscire l’acido.

L’acido delle batterie oltre a essere corrosivo è anche altamente inquinante e per questo la perdita deve essere gestita in modo sicuro è necessario dotarsi di polvere assorbente.

Secondo il decreto ministeriale N°20 del 24. 01. 2011 tutti coloro che posseggono un mezzo munito di batteria sono tenuti a possedere prodotti che siano assorbenti e neutralizzanti.

Per calcolare la quantità di polvere assorbente necessaria al totale assorbimento dell’acido bisogna far riferimento alla tabella riportata sulla confezione della polvere.

Queste specifiche variano in base alla marca in possesso.

Solitamente viene calcolata confrontando la capacità dell’elemento con il contenuto elettrolito in litri, da questo emerge il quantitativo esatto da utilizzare per arginare la perdita.

Di quanta polvere è necessario disporre?

Partendo dal numero di batterie stazionate all’interno dell’azienda e quindi suddividendo gli impianti in base al quantitativo, si calcola la polvere necessaria a neutralizzare completamente una perdita:

  • pari al 50% dell’elettrolito presente nella batteria di maggiore contenuto per impianti piccoli (fino a 5 batterie);
  • pari al 100% dell’elettrolito presente nella batteria di maggiore contenuto per impianti medi (fino a 20 batterie);
  • pari al 200% dell’elettrolito presente nella batteria di maggiore contenuto per impianti grandi (oltre 20 batterie).

Come utilizzare la polvere?

In base alle norme di sicurezza il prodotto deve essere impiegato in modo consono e con specifici dispositivi.

Il procedimento deve essere realizzato in modo corretto proprio per eliminare del tutto i possibili danni, sia alla persona che alle superfici entrate in contatto con l’acido solforico derivante dalla perdita.

Prelevare il prodotto in modo corretto

Aprire il contenitore della polvere e prenderne una parte aiutandosi con un apposito strumento (sassola).

Distribuire la polvere

Spargere la giusta quantità di prodotto in modo che questa vada a ricoprire la macchia di acido solforico.

Arieggiare durante l’azione

La polvere a contatto con l’acido può sviluppare vapori acidi potenzialmente nocivi per questo è fondamentale arieggiare il luogo.

Rimuovere il prodotto

Una volta che la polvere avrà esaurito la sua azione assorbente, raschiare via il prodotto con una scopa.

Ovviamente per tutto il processo l’addetto deve utilizzare gli appositi guanti e DPI.

Come procedere allo smaltimento del prodotto?

I residui della polvere, una volta esaurita la sua funzione vengono classificati come non pericolosi. Lo smaltimento deve essere regolato da una apposita società di gestione dei rifiuti, secondo il rispetto delle normative in vigore.

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La batteria del carrello elevatore: come coccolarla?

Batteria carrello elevatore

La batteria del carrello elevatore rappresenta una delle parti fondamentali per migliorare la performance del macchinario.

Proprio per questo motivo chi lavora a stretto contatto con il muletto dovrebbe riservare uno spazio della propria giornata a verificare che questa sia in ottimo stato.

Quali sono le accortezze di cui tener conto per mantenere la batteria del carrello elevatore al meglio?

Carica completa

Far sì che la batteria si carichi completamente: cicli brevi e azzardati della durata ad esempio di 2 o 3 ore, possono ridurre la durata e le performance della batteria. A seconda del carica batterie impiegato il tempo può variare dalle 10 alle 12 ore.

Acqua nella batteria

Una volta completato il ciclo di ricarica della batteria è necessario controllare il livello degli elettroliti e, quando opportuno, aggiungere acqua distillata alla batteria. Il rabbocco dell’acqua deve essere effettuato dopo ogni ricarica e non prima del processo.

Livello di carica

Raggiunto il 30% di batteria il carrello è da considerarsi scarico, quindi sarebbe opportuno metterlo in carica al più presto possibile.  In questo modo si evita il danneggiamento della batteria derivato dal surriscaldamento dei componenti elettrici.

Inoltre, si guadagna in tempo di ricarica.

Stato della batteria

Analizzare visivamente lo stato della batteria aiuta a prevenire cortocircuiti, soprattutto prestando attenzione ai cavi, alla presa, alle connessioni fra i vari elementi e non dimenticando il carica batterie. Infatti, sono proprio questi elementi a essere soggetti a una maggiormente usura.

Rabbocco dell’acqua

Altro aspetto da considerare è il tipo di acqua che viene impiegata. È altamente sconsigliato l’utilizzo dell’acqua proveniente dalle condutture poiché ricca di sali e calcare, le quali andranno a depositarsi nella struttura della batteria, aumentandone l’usura. Per questo motivo è importante raboccare con acqua demineralizzata e quindi naturalmente priva di tutte le componenti pesanti.

Durante la ricarica

Nel mentre della ricarica la batteria emette gas. Di conseguenza va tenuta a distanza da fiamme libere. Inoltre, durante il processo è necessario lasciare cofano e tappo della batteria aperto.

Evitare la solfatazione della batteria

Controllando giornalmente la batteria è possibile prevenire la sua solfatazione, la quale è fra le cause principali di avaria. Questo processo ha più possibilità di verificarsi in ambienti con alte temperature ed è facilmente riconoscibile quando la batteria inizia a presentare dei cristalli bianchi. È necessario a questo punto l’intervento di personale specializzato. Un’altra accortezza è di mettere a caricare la batteria una volta a settimana, anche se questa viene utilizzata raramente.

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